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Concorso docenti 2023-2024 e 60 CFU. Cosa cambia

concorso docenti

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Il nuovo sistema di reclutamento dei docenti, tra gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), prevede per i prossimi due anni ben tre bandi di concorso docenti

Il primo concorso, previsto per il 2023, sarà riservato ai docenti precari e dovrebbe svolgersi in modo semplificato e veloce per consentire l’assunzione dei vincitori già a partire da settembre.

Gli altri due bandi, previsti rispettivamente per il 2024 e il 2025, saranno concorsi docenti ordinari con cadenza annuale, conformi alla recente riforma scolastica. Anche in questi due importanti appuntamenti, tuttavia, verrà posta grande attenzione ai docenti precari, al fine di favorirne la stabilizzazione nel sistema scolastico.

Nuovo Concorso docenti: 70mila assunzioni entro il 2024

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ha stabilito l’obiettivo di assumere 70mila docenti entro il 2024, con una parte consistente di posti riservati ai docenti precari con almeno 36 mesi di servizio negli ultimi 5 anni. 

Tuttavia, i Ministri dell’Istruzione Valditara e degli Affari europei Fitto chiederanno di posticipare di un anno il raggiungimento dell’obiettivo, spostandolo al 2025.

A tale scopo, i Ministri illustreranno a Bruxelles le motivazioni di tale richiesta e le nuove modalità di reclutamento previste, per ottenere il via libera e procedere con la definizione dei bandi nel più breve tempo possibile.

Novità Concorso docenti 2023

Il concorso docenti riservato ai precari con almeno 36 mesi di servizio negli ultimi 5 anni si svolgerà in modalità semplificata e con tempi rapidi per raggiungere l’obiettivo di 20mila assunzioni prima dell’inizio dell’anno scolastico 2023/2024. 

Possono partecipare tutti gli insegnanti con abilitazione, specializzazione al sostegno o iscritti nella seconda fascia delle Graduatorie provinciali per le supplenze (GPS). I vincitori saranno assunti con contratto a tempo determinato e dovranno svolgere un anno di prova e tirocinio, nonché superare una prova finale scritta e orale. Inoltre, sarà loro richiesto di conseguire 30 CFU.

Concorso straordinario 2023: i requisiti

Il Concorso straordinario 2023 è riservato ai docenti precari e rappresenta una straordinaria opportunità per tutti coloro aspettano una meritata stabilizzazione.

L’obiettivo del Ministero dell’Istruzione e del Merito è quello di assumere 25.000 nuovi insegnanti entro l’inizio del prossimo anno scolastico.

L’uscita del relativo bando è atteso entro i prossimi mesi e riguarderà tutte le scuole italiane: infanzia, primaria, secondaria di primo e di secondo grado. Il concorso, ad ogni modo, si svolgerà durante il periodo estivo.

I requisiti per partecipare sono:

  • 3 anni di servizio negli ultimi 5 anni (di cui uno specifico);
  • possesso dei 24 CFU.

Il Concorso docenti 2024 e 2025

Per vincere l’obiettivo delle 70.000 immissioni in ruolo, saranno banditi ulteriori due concorsi ordinari nel 2024 e nel 2025, per un totale di 50.000 posti, riservati esclusivamente ai docenti che hanno già acquisito i 60 CFU previsti dalla recente Riforma della formazione iniziale e continua e del reclutamento dei docenti, approvata con la legge n. 79 del 29 giugno 2022 (convertito in legge – con modifiche – dal decreto n. 36 del 30 aprile 2022).

Si precisa, tuttavia, che il decreto attuativo (DPCM) inerente ai 60 CFU non è ancora stato emanato. Ragion per cui sarà necessario attendere ulteriori dettagli in merito. È certo, comunque, che una parte dei posti disponibili, ancora da definire, sarà riservata ai docenti precari con almeno 36 mesi di esperienza nella supplenza.

Concorso docenti 2023. Cosa cambia?

Abbiamo già accennato alle novità introdotte dalla Riforma della formazione iniziale e continua e del reclutamento dei docenti nel mondo scolastico, voluta e sostenuta dall’ex Ministro Bianchi. 

Questa riforma ha ridefinito il percorso di accesso all’insegnamento, che prevede le seguenti fasi:

  • Laurea magistrale (o laurea triennale per gli ITP);
  • 60 CFU;
  • Concorso docenti;
  • Anno di prova, esame finale e valutazione conclusiva.

In sintesi, l’obiettivo della Riforma è di definire un percorso di accesso all’insegnamento chiaro e preciso, che consente di superare il precariato e di offrire maggiori opportunità agli aspiranti docenti.

Concorso docenti: i requisiti necessari

Secondo quanto previsto dalla Riforma Bianchi, i nuovi requisiti di accesso al concorso ordinario per la scuola secondaria di primo e secondo grado sono:

  • laurea, oppure diploma AFAM di I livello per i posti di insegnante tecnico pratico (ITP). Sono ammessi anche titoli equipollenti o equiparati purchè il titolo di accesso sia coerente con le classi di concorso;
  • laurea o diploma AFAM di II livello e abilitazione all’insegnamento specifica per la classe di concorso, per i posti comuni. È possibile, inoltre, accedere al concorso con il diploma dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica di II livello oppure con titoli equipollenti o equiparati, purchè coerenti con le classi di concorso vigenti alla data di indizione della procedura concorsuale;
  • specializzazione su Sostegno;
  • 3 anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi 5 anni di cui almeno uno nella specifica classe di concorso o tipologia di posto, per i posti comuni e ITP. Imprescindibile, in questo caso, il possesso del titolo di studio di accesso per la classe di concorso per la quale si intende concorrere.

Da quando 60 CFU insegnamento? Fase transitoria

Ad ogni modo, gli effetti della Riforma Bianchi non saranno immediati. È, infatti, prevista una fase transitoria che durerà fino al 31 dicembre 2024. 

Tant’è che tutti coloro che sono in possesso dei 24 CFU (purché acquisiti entro il 31 ottobre 2022) potranno utilizzarli entro tale data per la partecipazione al concorso scuola, al TFA Sostegno e al prossimo aggiornamento delle GPS. 

Gli stessi avranno, tuttavia, l’obbligo – una volta eventualmente superato il concorso – di integrare i restanti CFU entro il primo anno di insegnamento (con contratto a tempo determinato). 

Fermo restando l’anno di prova con valutazione finale prima della definitiva immissione in ruolo. Da novembre in poi, quindi, addio ai classici 24 CFU e via libera ai nuovi 60 CFU. Sebbene con qualche piccola eccezione. 

60 CFU insegnamento. I precari storici con 3 anni di servizio

Tra le eccezioni contemplate dalla Riforma Bianchi c’è quella riservata ai cosiddetti precari storici. Vale a dire agli aspiranti docenti con almeno 3 annualità di servizio – anche non continuativi – negli ultimi 5 anni. Con almeno 180 giorni complessivi di servizio e purché almeno un’annualità sia stata svolta sulla specifica classe di concorso. 

Gli stessi potranno, infatti, accedere al concorso senza l’obbligo di ulteriori crediti formativi. Una volta superato il concorso, però, dovranno poi acquisire almeno 30 CFU durante il primo anno di immissione in servizio (con contratto a tempo determinato). E, quindi, affrontare anche la prova finale del percorso universitario di formazione iniziale per conseguire l’abilitazione all’insegnamento. 

60 CFU insegnamento. Eccezioni seconda abilitazione

Un’altra eccezione è quella che riguarda gli insegnanti già in possesso di un’abilitazione su una classe di concorso o su un altro grado di istruzione e coloro che hanno ottenuto la specializzazione sul sostegno. 

Secondo quanto previsto dalla Riforma Bianchi, gli stessi potranno conseguire l’abilitazione in altre classi di concorso o in altri gradi di istruzione limitandosi ad acquisire soli 30 CFU. 

Di questi, tuttavia, 20 CFU dovranno essere riferiti al campo delle metodologie e tecnologie didattiche applicate alle discipline di riferimento. Mentre i restanti 10 CFU dovranno essere di tirocinio diretto. 

Anche per loro, una volta superato il concorso, scatterà l’obbligo di conseguire ulteriori 30 CFU e di superare la prova finale prima dell’immissione in ruolo a tempo indeterminato. 

Concorso docenti. Le assunzioni in ruolo

Esaminati gli ultimi aggiornamenti sulla Riforma Bianchi e sul concorso docenti, è ora il momento di capire quali sono le fasi che porteranno gli aspiranti insegnanti alle tanto agognate assunzioni in ruolo.

Innanzitutto, si parte con un concorso nazionale che si svolgerà su base regionale o interregionale e avrà cadenza annuale. La procedura concorsuale, naturalmente, prevederà la valutazione dei titoli e la somministrazione di esami, eventualmente anche una prova preselettiva.

Contrariamente all’ultimo concorso, la prova scritta sarà composta da quesiti a risposta aperta.

La prova orale, invece, oltre ai contenuti della prova scritta, valuterà anche le conoscenze degli aspiranti docenti sulle metodologie e le tecniche della didattica generale e disciplinare, nonché di informatica e lingua inglese.

Infine, alla fine del concorso, verrà stilata una graduatoria basata sui titoli presentati e sui punteggi registrati durante le prove.

Questo rappresenta una tappa importante e decisiva per tutti gli aspiranti docenti appuntamento. È fondamentale, quindi, prepararsi adeguatamente per non perdere questa opportunità. Il modo migliore per farlo è affidarsi ai corsi di preparazione realizzati da esperti del settore, certificati e in grado di fornire tutte le informazioni e le conoscenze necessarie per superare con successo il concorso.

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